Onestamente è difficile immaginare un anno più straordinario di quel 1967 in cui molti capolavori sono stati prodotti, ma, per quanto ognuno di noi abbia il legittimo esercizio del gusto musicale personale, è indiscutibile che il disco più importante sia l’opera prima dei Doors, il gruppo che aveva preso spunto da una celebre frase di Aldous Huxley sulle porte della percezione: “Ci sono cose conosciute e cose sconosciute, tra le porte”, in between the doors.

Break On Through è la canzone che apre l’omonimo e primo album della band, pubblicato il 4 gennaio del 1967. Il brano, registrato per la prima volta il 2 settembre del 1966 ai World Pacific Jazz Studios di Los Angeles insieme ad altre demo, non ottenne alcun successo, non superando la centoseiesima posizione in classifica. Incredibile a dirsi oggi eh?

Del resto, le charts erano dominate da canzoni più semplici come Winchester Cathedral della New Vaudeville Band o I’m a Believer dei Monkees. Jim Morrison, il futuro Re Lucertola, scrisse Break on Through in una mattinata, mentre camminava per Venice, sulla costa di Los Angeles. Era indirizzata a una ragazza che frequentava in quel periodo, ma l’invito a passare dall’altra parte, cioè a sperimentare il contrario di ogni cosa per accrescere la sua conoscenza, era più che altro rivolto a se stesso.

Questo stupefacente inno all’ignoto e al buio è introdotto da un assolo di organo che ricorda da vicino l’intro di What’d I Say di Ray Charles. Gli avvocati della Elektra, la casa discografica dei Doors, suggerirono una censura: in un verso si diceva che la ragazza di cui si parlava andava su di giri (she gets high), ma quel termine – high – poteva rimandare direttamente alla droga.

Così nella primissima versione si sente Jim Morrison cantare she gets, she gets e poi un grugnito.

Controllate a casa, se avete il grugnito al posto di high significa che avete l’edizione originale, ovvero la versione storica di un brano più che storico.

 

Giacomo Bloisi