The Alan Parsons Project è stato un vero e proprio progetto musicale sorto grazie all’ingegno e alla creatività del suo artefice: Alan Parsons, il quale compie 73 proprio oggi . Tecnico del suono, produttore,  compositore, arrangiatore e musicista, Parsons diede vita a un rock sinfonico di grande potenza che ha contribuito notevolmente alla modernizzazione e sperimentazione del genere.

La duttilità del produttore e compositore britannico era già ben nota negli anni 70’, tanto che nel 1973, il capolavoro del Pink Floyd “The Dark Side Of The Moon”, porta la sua firma negli arrangiamenti e nelle sezioni sonori, contribuendo in modo magistrale alla particolarità ed epicità del risultato. Inoltre Parsons è anche Ingegnere del suono nel mitico Abbey Road dei Beatles.

Alan Parsons insieme a Nick Mason, batterista dei Pink Floyd

Ma andiamo al 1982, anno in cui Alan Parsons  firma il suo grande successo con Eye In The Sky, brano che da il titolo al suddetto album e che prende spunto da due diverse fonti di ispirazione che raccontano tuttavia la stessa storia.

La prima ispirazione viene dal romanzo 1984 di George Orwell, con il Grande Fratello che osserva e controlla. La seconda è il sistema di sorveglianza a circuito chiuso che nei casinò permette alla sicurezza di controllare che tutto vada per il verso giusto e che in inglese si chiama appunto eye in the sky.

L’autore, nonché voce solista e manager di Alan ParsonsEric Wolfson, era una grande patito del gioco d’azzardo ma soprattutto di questo sistema di monitoraggio, che presto si era esteso ai grandi magazzini controllando così giocatori e clienti. Spesso trascorreva ore a cercare di individuare le telecamere nascoste, uno strano gioco in cui lui “spiava chi lo spiava”.

Eye In The Sky nasce da queste suggestioni, ma non è la metafora di un futuro senza libertà o una veggenza sul sistema di monitoraggio di cui tanto si discute in questi giorni di ripartenza per il mondo intero. Il brano mette invece in scena una storia d’amore il cui protagonista, ferito e disilluso ma convinto della bontà della sua  scelta, si allontana per conto suo e chiede alla sua compagna di non cercare di convincerlo a restare con le menzogne, perché lui è l’occhio nel cielo, può leggere nel pensiero, dettare le regole e alla fine vincere.

Ad introdurre Eye In The Sky nella sua intro, è la potente e motivazionale Sirius, brano strumentale della durata di quasi due minuti, che poi sfuma nella suddetta title track. I due brani collegati insieme hanno preso il titolo di Sirius/Eye in the Sky. Mai trasmesso dalle radio per via dei limiti di tempo, tuttavia viene utilizzata solo la parte Eye in The Sky.

Visto che è lunedì e per gli appassionati di basket e di Netflix va in onda il documentario sulla storia di Michael Jordan dal titolo The Last Dance, va detto che Sirius è stato usato, per ben sei stagioni sportive della NBA, negli anni novanta, come sottofondo musicale durante l’ingresso in campo della squadra dei Chicago Bulls.

Il seguito dell’opera prosegue con la bellissima “Children Of The Moon”, cantata dal bassista David Paton. Arrangiamento già degno stile il Parsons anni 80’ e celato tema politico (“Troppo a lungo lasciammo aprire il cammino al cieco; è facile capire dove avevamo sbagliato. Nessun ideale per cui vivere, nessun ideale per cui morire. “). E se “Gemini” è una delicata parentesi affidata alla flautata voce di Chris Rainbow, “Silence And I” è una vera e propria mini-opera.

Eric Woolfson, semplicemente soave, ci rende partecipi delle sue paure nei confronti dei rapporti umani, che lo conducono ad un isolamento con il silenzio (“Mentre i fanciulli ridevano, ero sempre spaventato dal sorriso del pagliaccio. Così chiudo gli occhi finché non vedrò più la luce.”), e con lui (il Silenzio) a cercare una via d’uscita.

“Psychobabble” è un brano non facilmente definibile: introdotto da belle linee di basso, Elmer Gantry ci rende partecipi della sua “confusione mentale” (“Posso parlarti di un sogno che faccio ogni notte? È in dolby stereo ma non lo sento mai bene; prendimi per uno stupido, beh, va tutto bene: vedo la strada da seguire ma non c’è alcuna luce. “).

Ma le sorprese non finiscono, ed ecco che arriva Mammagamma, considerato primo pezzo rock a essere totalmente suonato al computer, fornendo un notevole impulso all’evoluzione delle tecniche di registrazione.

E’ la storia della musica che mette in scena tutte le sua abilità, grazie all’estro di un pioniere e visionario “tuttofare” che ha fatto della musica e delle sue mille sperimentazioni e sfaccettature, la sua ragione di vita.

E’ un ringraziamento doveroso che va fatto ad Alan Parsons, e che faccio ogni volta che riprendo The Dark Side Of The Moon, Abbey Road e Eye In The Sky.

Giacomo Bloisi