Chi decide di consultare il chirurgo estetico per ritoccare la propria immagine fisica, ricerca un cambiamento di sé che può sembrare apparentemente solo fisico.

In realtà, la richiesta di un intervento estetico chiama in causa aspetti più intimi del proprio essere.

Si parla di Psicochirurgia Estetica, ovvero quel filo sottile che collega il corpo alla mente, e che permette, in base alla percezione di se stessi, di volere o meno ricorrere ad un intervento estetico.

Il chirurgo estetico dev’essere in un certo senso anche un pò psicologo.

Durante la prima visita, una valutazione psicologica preventiva all’intervento è molto utile non solo per capire la reale motivazione alla base della richiesta chirurgica ma anche per evitare di intervenire chirurgicamente su pazienti che presentano disturbi psichiatrici, i quali non potrebbero trarre vantaggi dalla chirurgia, a prescindere dal buon lavoro effettuato.

Un’attenzione clinica particolare va ai casi di dismorfismo corporeo, ugualmente comuni nelle donne e negli uomini, che possono essere sotto-diagnosticati negli ambienti in cui si praticano interventi estetici. Questo disturbo comporta l’eccessiva preoccupazione per un difetto nell’aspetto fisico: può trattarsi di un difetto immaginario oppure di una piccola anomalia fisica di cui ci si preoccupa in modo estremamente eccessivo.

Pertanto, se è vero che la disarmonia tra la forma idealizzata del corpo e quella reale può essere un nucleo di disagio importante e significativo su cui può essere prezioso intervenire chirurgicamente per recuperare serenità o rafforzare la stima di sé, è altrettanto vero che in alcuni casi, come ad esempio quelli di dismorfismo corporeo, il chirurgo estetico deve anche saper dire di no alla richiesta d’intervento estetico.

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