La notizia è scioccante. La notizia che paralizza gli statunitensi e tutti gli amanti dello sport nel mondo, arriva poco dopo le 14.30 ora di New York: tra le nove vittime dell’incidente di un elicottero precipitato sulle colline di Calabasas, zona a nord-ovest del downtown di Los Angeles, ci sono anche l’ex grande campione di basket Kobe Bryant e la figlia 13enne Gianna Maria. Tutto questo poche ore dopo che era andata in scena l’ennesima celebrazione della straordinaria carriera di Kobe, appena superato da LeBron James al terzo posto della classifica marcatori di sempre della Nba: il campionato di basket più bello, più prestigioso e più seguito del mondo.

I drammatici fatti. Stando alla ricostruzione della polizia della LA County, che avrebbe ricevuto la chiamata da parte di un testimone dell’incidente alle 10.01 del mattino, ora di Los Angeles, le condizioni meteo sarebbero state particolarmente difficili, con una fitta nebbia a disturbare la visibilità del pilota. La zona del disastro aereo non è lontana dal centro sportivo che Kobe utilizzava per la sua “Mamba Academy”. Non è ancora chiaro dove fosse diretto Bryant, ma con ogni probabilità a una partita di basket della squadra della figlia. Le altre vittime sono: il pilota, una compagna di scuola di Gianna Maria e un genitore. La moglie di Kobe, Vanessa, non era a bordo di quel maledetto elicottero; così come le altre tre figlie Natalia, Bianka e Capri.

Le parole della polizia. Il portavoce delle forze dell’ordine ha dichiarato: “Abbiamo ricevuto la chiamata per un incidente. I detriti coprivano quasi un ettaro di terreno e l’incidente ha causato un incendio. Abbiamo immediatamente avviato la macchina dei soccorsi, abbiamo cercato eventuali superstiti ma tutte le persone a bordo sono morte”. Mentre, Alex Villanueva, lo sceriffo della contea di Los Angeles ha detto: “C’erano 9 persone a bordo dell’elicottero, secondo il manifesto di bordo. Otto più il pilota. Non possiamo fare i nomi fino quando non verranno confermati dal coroner e dopo averne informato le famiglie in un processo estremamente doloroso”.



 

La straordinaria carriera di Kobe Bryant. Era nato negli Stati Uniti, a Philadelphia, ma ha trascorso parte dell’infanzia e dell’adolescenza (dai 6 ai 13 anni) in Italia al seguito del padre Joe, anche lui giocatore di pallacanestro, e che nel nostro Paese ha indossato le canotte di Pistoia, Rieti, Reggio Calabria e Reggio Emilia. Non a caso Kobe parlava benissimo la nostra lingua ed era un grande tifoso del Milan. Selezionato nel draft 1996 dagli Charlotte Hornets, ma ceduto subito ai Los Angeles Lakers, Kobe vince il suo primo anello nel 2000 formando un tandem eccezionale con Shaquille O’Neal. I gialloviola firmeranno uno storico “threepeat”, ripetendosi nel 2001 e nel 2002.

Una carriera ricca di trionfi. Gli ultimi due anelli Nba, Bryant li vince nel 2009 e nel 2010, venendo votato Mvp delle Finals. Nel 2016 il ritiro dal basket, dopo parecchi infortuni e una gara d’addio spettacolare, condita da 60 punti contro gli Utah Jazz. Ironia della sorte, Kobe Bryant era solito raggiungere lo Staples Center proprio in elicottero, un’abitudine raccontata anche dai suo compagni. E poi le vittorie con la nazionale degli Stati Uniti, con cui Kobe vinse due medaglie d’oro alle Olimpiadi del 2008 e del 2012. Chiudiamo con una curiosità: il cortometraggio Dear Basketball, scritto dallo stesso Bryant e diretto da Glen Kleane, ha vinto l’Oscar nel 2018 come miglior cortometraggio d’animazione. Ciao Kobe, ciao campione.

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