In seguito alle turbolente manifestazioni e alle forti tensioni sociali verificatesi durante ultime settimane nella cittadina cosmopolita di Hong Kong, l’avamposto decisamente meno tipico e più occidentale del territorio cinese, si è registrato un crollo delle vendite retail.
Secondo i dati diffusi dal Census and Statistics Department della regione amministrativa speciale, dopo il drastico calo del 7% avvenuto lo scorso giugno, nel mese di luglio la flessione delle vendite al dettaglio è stata dell’11% a 35 miliardi di dollari di Honk Kong. Per causa anche del calo drastico del turismo, l’associazione stima un crollo double-digit dei ricavi nel dettaglio per l’intero 2019.

 

Una svolta importante è stata decisa però il 4 settembre scorso, quando l’annuncio di Carrie Lam, governatrice di Hong Kong, in merito al ritiro della legge sull’estradizione (norma all’origine della crisi) è bastato per istillare speranza e fiducia e far decollare nuovamente in Borsa i titoli di Lvmh (+3,6%), Kering (+3%), Moncler (+3,9%), Swatch Group (+2,4%) e Richemont (+2,5 per cento).
Al momento comunque Hong Kong resta più importante delle altre città e realtà cinesi, soprattutto perché ancora moltissimi dei brand di fama mondiale detengono lì il loro quartier generale asiatico.