Secondo quanto emerso al termine del colloquio di 3 ore avvenuto ieri a Palazzo Chigi tra Matteo Salvini, Giorgia Meloni, Antonio Tajani e il premier Giuseppe Conte, Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia sono disponibili a collaborare sui decreti economici per affrontare l’emergenza coronavirus.

Al presidente del Consiglio il centrodestra “compatto”, ha spiegato il segretario della Lega, ha avanzato una serie di richieste: dalla distribuzione di mascherine e respiratori agli ospedali alla sperimentazione di tutti i farmaci utili, dalla tutela delle partite Iva al blocco delle tasse, dalla difesa delle aziende italiane al no al Mes.

“Abbiamo chiesto al governo interventi urgenti per proteggere tutti gli anziani e i disabili nelle case di risposo e in quelle di cura, almeno 500mila italiani: servono subito medici, infermieri, mascherine e macchinari. Se non si interviene in fretta, si rischia una strage”, ha sottolineato Salvini.

“Finalmente – ha proseguito l’ex vicepremier – abbiamo parlato con i ministri delle cose da fare, e non abbiamo appreso le cose dalla tv. Il governo ci coinvolgerà sul decreto economico di aprile, e noi vogliamo dare il nostro contributo. Che sia l’inizio di un percorso che ci veda collaborare tutti insieme”.

Da parte della Meloni non sono mancate le critiche per come è stata gestita finora la situazione dal governo, in particolare per l’ultima conferenza stampa di Conte, fatta senza che il decreto fosse pronto. “Abbiamo chiesto un’unità di crisi del Parlamento che coinvolga tutti i partiti. Abbiamo dato la nostra piena disponibilità a lavorare sui decreti economici, vogliamo poter dire la nostra”, ha affermato la leader FdI.

Il vicepresidente di Forza Italia Tajani ha parlato di due tavoli tecnici, uno parlamentare e uno politico, “per valutare la strategia dell’Italia contro il coronavirus” e ha ricordato come serva “tutelare tutti i lavoratori, le piccole medie imprese, le partite Iva e i medici”.

Dal canto suo il premier Giuseppe Conte ha affermato: “l’Italia sta attuando una strategia che ci costa sacrifici, con un impatto economico notevole, per ottenere un risultato. Non possiamo accettare che invece altri Paesi affrontino questa lotta con una soglia di rigore più bassa, perché poi potremmo essere esposti agli effetti di un contagio di ritorno. Tutti i Paesi Ue – ha ribadito – adottino misure rigorose”.



 

Il premier ha quindi detto di non essere intenzionato a utilizzare il Mes sulla base dell’attuale quadro regolatorio: “Le condizioni attuali non sono accettabili”. Il ministro Roberto Gualtieri, viene riferito, ha spiegato che l’Italia, come la maggior parte dei Paesi e istituzioni Ue, è per l’uso di tutte le risorse disponibili a livello europeo, comprese (ma non solo) quelle del Mes attraverso l’emissione di Eurobond, senza alcuna condizionalità se non il loro uso per contrastare il coronavirus.

Conte e Gualtieri hanno precisato che non ci sono altre risorse per il decreto Cura Italia, approvato a marzo e ora in Parlamento, anche perché per quel decreto è stato chiesto al Parlamento uno scostamento dal deficit che è stato già usato accogliendo anche richieste di opposizione. Ma non significa affatto che il governo ritenga che risorse e misure già stanziate siano sufficienti. Con il prossimo decreto, infatti, il governo stanzierà cospicue risorse per sostenere imprese, lavoratori e famiglie.

Parlando del Dpcm con lo stop alle attività produttive non essenziali, varato nel fine settimana, Conte ha affermato: “E’ stata una decisione ritenuta necessaria per l’area più critica del Nord, ma sicuramente anche utile in funzione preventiva per il Centro e il Sud”. Il premier ha quindi aggiunto: “Spero che il provvedimento di chiusura delle fabbriche sia limitato nel tempo”.

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