A meno di una settimana dal spaccatura del Consiglio europeo sulle misure economiche per superare lo choc provocato dall’emergenza coronavirus, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte decide di rivolgersi direttamente agli abitanti della Germania e di far leva sullo spirito europeo. E lo fa con un’intervista alla tv tedesca Ard.“In Europa – dice – non stiamo scrivendo un manuale di economia, stiamo scrivendo una pagina di un libro di storia”.

“Io e la Merkel” – sottolinea – “abbiamo espresso due visioni diverse durante la nostra discussione. Ma quella che stiamo vivendo “è un’emergenza della quale non è responsabile nessun singolo Paese. Non si tratta di tensioni finanziarie”. Un messaggio che arriva in un momento di forte tensione per gli equilibri interni dell’Unione europea: i leader si sono infatti spaccati sulla necessità di fare ricorso a strumenti nuovi come i coronabond, che sono richiesti dal fronte del Sud di Italia e Spagna, ma vengono osteggiati dai Paesi del Nord come Germania e Olanda. Secondo Conte è quella la strada da seguire, invece di fare ricorso al fondo salva Stati (Mes) che non sarebbe adatto per una crisi “simmetrica”. Ma il premier ci tiene a fare una precisazione tranquillizzando i cittadini tedeschi sul fatto che l’obiettivo non è quello di far pesare sulle loro tasche i nostri debiti: “L’Italia ha sempre pagato i suoi debiti e continuerà a farlo – scandisce Conte – il meccanismo degli eurobond non significa che i tedeschi dovranno pagare un solo euro per i debiti italiani”.

Poi l’appello all’Europa perché, come già ribadito pià volte dal presidente del Consiglio, l’unica strada da seguire è quella di reagire in modo compatto. “L’Ue compete con la Cina, con gli Usa che hanno stanziato 2mila miliardi per reagire”, dice Conte durante l’intervista. “In Ue cosa vogliamo fare? Ogni Stato membro vuole andare per conto suo? Se la reazione non sarà coesa, vigorosa, coordinata, l’Europa diventerà sempre meno competitiva nello spazio globale di mercato”.



 

Intanto da diverse fonti Ue si apprende che la Commissione europea starebbe lavorando a un piano da 80-100 miliardi di euro per aiutare gli Stati membri a preservare i posti di lavoro nella crisi del coronavirus attraverso un regime europeo di “riassicurazione” contro la disoccupazione. L’obiettivo sarebbe creare a livello europeo un sistema che permetta di finanziare strumenti come il Kurzarbeit tedesco o alla Cassa integrazione italiana, attraverso un sostegno pubblico ai lavoratori in modo da evitare il più possibile licenziamenti da parte delle imprese. La Commissione potrebbe quindi chiedere di attivare l’articolo 122 comma 2 del Trattato, in base al quale uno Stato membro può ricevere un’assistenza finanziaria dall’Ue se “si trovi in difficoltà o sia seriamente minacciato da gravi difficoltà a causa di calamità naturali o di circostanze eccezionali che sfuggono al suo controllo”.

La proposta della Commissione dovrebbe essere presentata prima dell’Eurogruppo del 7 aprile, durante il quale i ministri delle Finanze della zona euro sono chiamati a discutere delle diverse opzioni sul tavolo per rispondere all’impatto economico della crisi del Coronavirus. L’idea di un regime europeo di “riassicurazione” contro la disoccupazione – secondo quanto si apprende – avrebbe ricevuto il consenso dei due partiti della grande coalizione in Germania. Nessun ricorso, in questo modo, al Mes o ai Coronabond.

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