fbpx

In un’intervista rilasciata al Corriere della Sera il cantautore italiano racconta il suo dramma: “Lo psichiatra mi fece vedere un’immagine, era proprio quel mostro”.

La confessione

Una battaglia dura, con sintomi crescenti. “C’è una canzone, Nessuno vuol essere Robin, per la quale ho rischiato la vita – le parole dell’artista – come mi disse lo psichiatra: una pallottola mi ha sfiorato”.
Cremonini narra poi la scoperta: “Perché andai dallo psichiatra? Per accompagnare un’altra persona. Poi gli raccontai di me, di quel che provavo. I sintomi crescenti: la sensazione fisica di avere dentro di me una figura estranea. Quasi ogni giorno, sempre più spesso, sentivo un mostro premere contro il petto, salire alla gola. Mi pareva quasi di vederlo. E lo psichiatra me lo fece vedere. L’immagine si trova anche su Internet. ‘È questo?’, mi chiese. Era quello”.

Il mostro e la sua sconfitta

Il cantautore ha descritto anche come era fatto: “Braccia corte e appuntite, gambe ruvide e pelose. La diagnosi era: schizofrenia. Percepita dalla vittima come un’allucinazione che viene dall’interno. Un essere deforme che si aggira nel subconscio come se fosse casa sua. Venivo da due anni di ossessione feroce per la musica – ha raccontato – sempre chiuso in studio, anche la domenica. Smisi di tagliarmi la barba e i capelli”.

Come ho fatto a uscirne? Non è stato semplice ma anche stavolta con l’aiuto dello psichiatra ce l’ha fatta: “Mi chiese cosa mi faceva sentire meglio. Risposi: camminare. Non lavorare, quello era la causa. La cura era camminare. Ho preso anche farmaci, cose leggere, di cui non parlo per rispetto a chi ha dovuto fare cure farmacologiche pesanti. Ho camminato per centinaia di chilometri e mi sono ribellato all’eccesso di attenzione per tutto quel che proviamo”.