Benny è nato a Cleveland, Ohio, ma è cresciuto a Savage nel Maryland. E come molti ragazzi che osservarono Elvis Presley al Ed Sullivan Show, anche lui volle essere una popstar. Formò la sua prima banda durante la sua adolescenza, suonava nei balli scolastici della regione e si fermò solo quando entrò in Marina.
Dopo il Vietnam, Benny si trasferì a New York e conobbe l'allora presidente della CBS, Joel Diamond, che lo invitò a tentare la fortuna come compositore dello studio, grazie alla collaborazione con il pianista Alan Miles.
Tre settimane dopo, Brenda Lee registrò "Too Heavy to Carry" ottenendo un grande successo di audience, come anche altre sei canzoni della coppia, a cui diedero la voce vari interpreti. Il fatto conferì a entrambi la reputazione di "nuovi compositori più caldi della città" e per non farsi scappare il momento, registrarono versioni demo con Benny cantando e Alan al piano, che furono inviate alle "orecchie" rinomate della città, e una di queste cassette finì nella mani di Tommy Mottola, uno dei soci di Joel Diamond.
Mottola vide un potenziale in Benny, era convinto che lui dovesse cantare le sue stesse canzoni e non fu difficile convincere Joel Diamond di questo.
Così, in pochi mesi, la White Whale Records — conosciuta perché aveva lanciato la banda "The Turtles" - aggiunse la coppia al suo catalogo lanciando il single "Stand and be Counted".
Ma, siccome pensavano che il nome Benny Mardones non suonasse molto commerciale, la canzone fu creditata allo pseudonimo Troy.
Poco dopo esplose una crisi corporativa che portò una buona parte dello staff dello studio alla disoccupazione.
Alan Miles partì per la California e formò la "The Band With No Name"; Benny prese un passaggio con il suo amico D.L. Byron verso Woodstock e lì formarono la band "Justice", che finì nella stessa velocità con cui era iniziata.
Byron tornò a New York e firmò un contratto con la Arista Records come compositore, la sua canzone "Shadows of the Night" fu una hit nº 1 nella voce di Pat Benatar. Intanto, ancora a Woodstock, Benny accettò l'invito del cantante folk "Richie Havens" per aprire i concerti nel suo tour. Furono vari mesi per strada, e nel passaggio per New York, Benny richiamò l'attenzione del promoter Ron Delsener, che si ricordò di lui alcuni giorni dopo quando il Blue Oyster Cult cancellò il concerto di apertura per Dave Mason & Peter Frampton. Lui fu chiamato all'ultimo minuto per suonare al Madison Square Garden e, chiaramente, accettò.
Quella sera, la fortuna gli sorrise nella persona di Andrew Loog Oldham, il produttore dei primi sette dischi dei Rolling Stones e che per caso era anche il presidente della Private Stock Records, che aveva lanciato Blondie e che volle lanciare il primo album di Benny Mardones.
Ma "Thank God for Girls" (1979), oggi una rarità, non ebbe una promozione adeguata perché lo studio fallì.
Un nuovo contratto apparì con l'intermediazione dell'amico Bill McGathy con la Polydor. Questa volta Benny compose le canzoni dell'album "Never Run, Never Ride" (1980) insieme a Robert Tepper e al produttore Barry Marz, che aveva già lavorato con le bande Styx e Ohio Players.
Il lancio di "Into the Night" permise a Benny di diventare conosciuto come "La Voce". La sua interpretazione innamorata conquistò due Top 10 e una nomination al Grammy, ma la vita personale di Mardones non accompagnò
questa ascensione.
L'eccessivo consumo di droghe cominciò a pregiudicare le sue performances dal vivo e in studio. Fu difficile lavorare con lui al secondo disco e vi erano problemi finanziari con la Polydor, per questo quando "Too Much to Lose" (1981) fu pronto, il risultato fu deludente.
Un brutto avvenimento lo condizionò molto: la morte improvvisa dell'amico e mentore Barry Mraz.
Benny cancellò concerti, spostò registrazioni, sparì.
Per molto tempo non si sentì parlare di Benny Mardones, con l'eccezione di Siracusa, la città di New York che non ha mai smesso di suonare le sue canzoni.
"La Voce" continuava nell'aria, soprattutto grazie all'aiuto di fan come Tommy Nast, direttore della programmazione della stazione 94 Rock. "Mentre il resto del paese credeva che ero evaporato dal pianeta, altre circostanze che sfuggono ancora alla mia comprensione mi resero una superstar in quella città", dice Mardones, "Se non fosse stato per la gente di Siracusa, penso che oggi non sarei vivo. Il loro amore e appoggio mi aiutarono a superare i momenti negativi della mia vita, quindi non importa dove io mi trovi, considererò sempre Siracusa la mia casa."
Nel 1983, Mardones suonò per più di 10 mila persone nel Longbranch Park e la "bennymania" aumentò a tal punto che nel 1985 lui attirò 24 mila fan per un concerto gratuito al Weedsport Speedway, dopo la chiusura di una corta stagione con tutto esaurito al Landmark Theater. Siccome i suoi album erano fuori catalogo, gli entusiasti di Siracura provveddero
al lancio dei singles "Unauthorized" (1985) e "American Dreams" (1986), ognuno con più di 18 mila copie vendute, superando di gran lunga i nuovi lanci di artisti come Bruce Springsteen e Elton John.
Nel 1989, la maggiore stazione radio dell'Arizona, KZZP, iniziò il programma Where Are They Now? con la domanda 'Cosa è successo a l'uomo che cantava "Into the Night"?'.
La reazione del pubblico fu immediata, molta gente telefonò all'emittente raccontando dicerie e chiedendo la canzone.
Per aprofittattarsene della situazione, il direttore della Radio Pirata a Los Angeles, Scott Shannon, incluse anche "Into the Night" nella programmazione e subito l'effetto domino attraversò il paese. Ancora una volta la canzone si trovava nelle prime posizioni di tutte le classifiche, senza giochi di marketing o cantanti conosciute facendosi avanti, "La Voce" era tornata e fino ad oggi "Into the Night" è una delle canzoni più richieste dalle radio americane,con lo status di leggendaria.
Il revival di questo successo incentivò la Curb Records ad offrire un contratto di registrazione della canzone, che fa parte del disco "Benny Mardones", chiamato anche "Blue Album" dai fan.
Poco dopo il lancio, Benny fu invitato a partecipare al tributo a Roy Orbison insieme a Bob Dylan, John Fogerty, Johnny Cash e tanti altri. Quando fu chiamato sul palco per cantare "Running Scared", poche persone lo riconobbero, ma alla fine della canzone la platea applaudiva in piedi.
Dopo la presentazione, Benny disse che si considerava un uomo fortunato perché, grazie a "Into the Night", il suo idolo restava il suo migliore amico e l'opportunità di fargli omaggio fece in modo che lui rivalutasse la sua stessa vita. "Abbiamo fatto tours, ho scritto canzoni con lui e la sua famiglia è diventata la mia seconda famiglia. Purtroppo, quando sono entrato nella strada, ho perso gli amici e mi sono rivolto ai demoni delle droghe e dell'alcol. Roy aveva tentato di aiutarmi, ma mi sono allontanato", racconta lui. "Dopo che mi sono pulito, ho scritto una lettera di scuse che è arrivata prima della sua morte, ma il mio cuore si è frantumato quando ho saputo che non avrei mai chiesto scusa personalmente. (...) Mi sono ricordato della canzone ['Fool for Falling in Love'] che io, Roy e Bobby [Tepper] abbiamo scritto di notte, al Mayflower Hotel, a new York. E' stata l'ultima volta che siamo stati insieme.
"Ogni volta che lo portano a parlare delle "cattive dicerie", Benny sottolinea che la nascita di suo figlio Michael Everett, nel 1985, è stato il momento in cui ha capito che avrebbe dovuto smettere con le droghe per poter vederlo crescere.
Decise di restare a New York per mettere la sua vita in ordine, prima di questo aveva "vagato senza meta" e si dice che abbia lavorato come cantante e pianista in caffè parigini, ma vi sono poche informazioni su questo periodo.
A lui non piace entrare nei dettagli di quel momento della sua vita. Nel 1996, ancora con la Curb, Benny lanciò "Stand By Your Man" (1996), ma lo studio di registrazione non dimostrò interesse nell'investire molto nella sua carriera.
Secondo loro, il filone era la scena country, con artisti come LeAnn Rimes.
Quindi firmò con la Crave, il marchio di Mariah Carey, dove lanciò "Angel" (1999). Il disco fu criticato positivamente ed ebbe un forte appoggio delle radio, ma anche questo studio lo lasciò tre settimane dopo il lancio.
In quello stesso anno, la Fuel Records rifece le registrazioni di "Angel" nell'album "Bless a Brand New Angel", la cui canzone che dava il titolo all'album era stata scritta da un fan che è morto di cancro. Benny si presentava, da alcuni anni, a persone in stato terminale e questo fu il suo modo per retribuire l'affetto ricevuto da loro.
Benny Mardones è ancora una superstar a Siracusa. I suoi concerti sono eventi regolari sin dal lancio del documentario "Into the Night: The Benny Mardones History", che impiegò tre anni a essere prodotto e fu presentato in varie mostre negli Stati Uniti.
"L'interesse per la mia storia ha fatto circolare il documentario tra persone dell'industria musicale e subito mi sono visto in uno studio a registrare nuove canzoni che erano comunque una colonna sonora, era il mio nuovo album. E' curioso, quando i produttori sono venuti a parlarmi, all'inizio pensavo che fosse "furbizia" per vedere gratuitamente il concerto: loro erano di Siracusa".
"Journey Through Time" (2002), lanciata dalla Crazy Boy, include una versione acustica della canzone che da il titolo ed il bonus "I Want It All", un regalo di Barbara Orbison.
"Quando sono stato a casa sua per mostrare il documentario che avevano fatto su di me, lei mi ha dato la canzone con due parole: 'Per Benny, con amore - Barbara' scritte sul disco", dice, "Questa è una delle più belle canzoni che io abbia mai registrato e spero di averlo fatto per merito. Aver ricevuto questo regalo rappresenta di più di quello che riesco ad esprimere in parole, ora so che lei e Roy hanno perdonato gli errori che ho fatto nella mia vita."
Da Paula Guedes
